I miei rapporti con il PC sono di odio e amore. Non mi stacco quasi mai dalla tastiera e, praticamente, ormai non prendo più in mano carta e penna. Anche per prendere appunti durante le riunioni “l’appendice elettronica” è diventata indispensabile. Molti articoli si trovano in rete e documentarsi è diventato un gioco da ragazzi. Tutto il lavoro di biblioteca è ormai superato. In un attimo lanci una ricerca e ti vengono fuori tutti i riferimenti bibliografici che ti occorrono. Non si telefona più ai colleghi per scambiare informazioni ma ci si mandano migliaia di e-mail ed il computer diventa anche l’archivio di tutta la tua attività lavorativa. Questo, se non si ha l’accortezza di fare frequenti backup, fa vivere nel terrore (che, ovviamente, si manifesta nei momenti in cui si è lontani dal PC e non si può fare nulla) che si possa verificare un guasto che fa perdere tutto. Certo, il computer è sempre stato per i fisici uno strumento indispensabile. L’analisi dei dati sperimentali, le simulazioni che servono ad ottimizzare gli apparati sperimentali ed i parametri degli esperimenti, i calcoli che permettono di interpretare i dati stessi confrontandoli con una teoria o con un modello, la individuazione, nell’ambito di una teoria, delle informazioni che si possono ottenere da un esperimento ( come fisico sperimentale, mi limito a descrivere quello che ha attinenza con il mio lavoro), sono possibili solo con strumenti di calcolo più o meno potenti. Però, con l’avvento del PC, secondo me, la filosofia di impiego è proprio cambiata. Si crea una vera simbiosi tra te e la tua macchina (non a caso si chiama personal!). Se ti arriva qualcuno in studio a chiederti una informazione, la prima cosa che fai è cercare la risposta tra le migliaia di files che hai archiviato in qualche modo nel cervello della macchina e solo parzialmente nel tuo. Questa dipendenza non mi piace!
Ah! Per inciso, anche il mio portatile è stato rubato durante il furto che ho recentemente subito a casa.